Live Journal > Storia della moda: Missoni e Biki

Verso la metà degli anni Cinquanta la piccola maglieria di Gallarate aveva cominciato a lavorare anche per la boutique milanese Biki.

Biki andava e veniva da Parigi, riportandone nuove idee, che i Missoni dovevano rielaborare e tradurre per il mercato italiano. Di quel periodo Rosita ricorda grossi mantelli lavorati a grana di riso che parevano fatti a mano. Luìs Hildago era allora direttore di Biki e fu poi lo stesso Hildago, a capo dell’ufficio stile Moda de La Rinascente, insieme con la compratrice Alma Filippini, ad acquistare i primi capi Missoni.

Il lavoro che Rosita ricorda fu quello di preparare, in tre o quattro settimane, una piccola collezione per La Rinascente, che faceva parte della cosiddetta linea “Post-Parigi” (erano gli anni in cui Parigi dettava legge), destinata alle clienti che volevano acquistare subito con modica spesa un aspetto aggiornatissimo. Luìs Hildago andava a vedere le sfilate parigine più importanti e da Parigi le “raccontava” subito per telefono a Rosita. In base a quei racconti veniva disegnata, prodotta in tutta fretta e subito messa in vendita la collezione.

Alla fine degli anni Cinquanta, la piccola maglieria di Gallarate aveva sviluppato ormai un buon lavoro con i grandi magazzini. Anche se Rosita e Ottavio, il giorno in cui vengono allestite le vetrine de La Rinascente (un gioco a moscacieca di manichini bendati con fazzoletti a colori vivaci per mettere in mostra i loro vestiti a coloratissime righe) sentono un passante esclamare: “Poeur tousann, per fortuna che g’han bendaa i oeucc… se se vedevenn…”. (Poverette, per fortuna le hanno bendate, se si vedessero!). Erano abiti-camicia in maglia di lana, che dovevano inaugurare le vendite di primavera del ’58, e qualche giornale cominciò a segnalarli.

Erano anche i primi abiti su cui era apparsa – “di sfroso”, come si dice a Milano – l’etichetta “Missoni”, e Brunetta li aveva raffigurati con i suoi tratti immediati e comunicativi per una pagina pubblicitaria de La Rinascente sul “Corriere della Sera”.